Giomi parla del futuro dell’atletica




L’atletica italiana vuole (deve) ripartire. L’impietoso bilancio dei campionati del mondo di Pechino di agosto obbligano tutto il movimento ad una riflessione sul futuro, che passa dai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro per primi, ma non solo. Anche il numero uno della Fidal, Alfio Giomi, è impegnato su questa riflessione e ha parlato dei programmi federali in occasione del Meeting Città di Padova lo scorso 6 settembre.

«Il mondiale ha messo in evidenza carenze che sapevamo di avere – spiega Giomi – La maniera è stata spietata. L’atletica italiana non è quella dell’immagine che ne ha dato il mondiale, in controtendenza rispetto a quanto era accaduto in tutta la stagione. Il 2015 è il miglior anno per l’atletica italiana da molti anni a questa parte. Ottimi risultati in tutte le categorie, compresi gli assoluti, con under 23 Coppa Europa. L’atletica italiana non è quella che abbiamo visto a Pechino».

Giomi con il sindaco Bitonci e Leopoldo Destro premia Ruggero Pertile
Giomi con il sindaco Bitonci e Leopoldo Destro premia Ruggero Pertile

Già alla viglia la squadra appariva però poco competitiva e “profonda” per affrontare una manifestazione si questo livello.

«L’italia è arrivata con poche frecce nel suo arco un po’ per gli infortuni e un po’ per scelte. Nel recupero di alcuni infortuni si è pensato a Rio. Già ad inizio della stagione Pechino era vista come una tappa in vista dei Giochi Olimpici: Incerti e Straneo non hanno fatto la maratona per scelta, l’operazione di Chesani e la rinuncia di Donato, come quelle di Del Buono, guardano in avanti».

Gli infortuni però sembrano aver inciso in maniera molto forte per essere solo frutto della sfortuna o del caso.

«Sugli infortuni siamo intervenuti in maniera forte: grazie all’accordo con il professor Combi, medico sociale dell’Inter, che ha dato piena disponibilità a seguire i nostri atleti di punta. La squadra di Rio sarà diversa da quella di Pechino».

Cosa vuole fare la federazione proprio in vista di Rio?

«Proprio per le contro prestazoni che ci sono state a Pechino ci convincono che bisogna intervenire in maniera incisiva con una gestione degli atleti di vertice più attenta rispetto a quella che non c’è stata in questa occasione. Noi eravamo già preparati e abbiamo pensato ad una serie di iniziativa per superare questi limiti: non a caso avevamo già previsto un incontro dal 20 al 23 ottobre con tutti gli atleti, tecnici e società che saranno la spina dorsale della squadra per Rio».

20140510_161907In questo momento, al di là della gestione degli assoluti, è da ripensare anche all’organizzazione del settore giovanile, anche per evitare l’abbandono precoce dei talenti. In questo senso qual è la strategia federale?

«La federazione ha fatto dall’inizio una scelta che in qualche maniera penalizza l’assoluto, ma favorisce il giovane, quella di investire sul binomio tecnico-atletica, facendo crescere assieme all’atleta il suo allenatore. Preparando anche i tecnici ad un’evoluzione internazionale vuol dire diminuire la dispersione, perchè sul territorio i tecnici possono tenere l’atleta. La nostra politica è sempre stata questa e ha consentito la crescita complessiva del settore giovanile che va rinforzata. La specializzazione assoluta è complessa, il processo culturale è lungo, ma indispensabile per far crescere tutti per lasciare sul territorio quelle forze che consentono di perdere meno talenti».

Come stanno rispondendo i tecnici?

«La risposta è diversa, c’è chi lo fa prima, chi si chiude, temendo di non essere all’altezza, ma dobbiamo dare a tutti la possibilità di farlo, anche se non è facile e abbiamo bisogno di maggiori risorse. Da noi c’è professionalità senza professionismo, ma dobbiamo trovare risorse, nazionali e sul territorio, da destinare alle società che le destinino poi ai tecnici».

L’atletica italiana per tornare a livelli accettabili deve tornare ad essere anche più presente nelle scuole, è d’accordo presidente?

«Con la scuola i rapporto è difficile. Da troppi anni la scuola si dimentica lo sport e la sua importanza. In primis deve muoversi il Coni, lo sta facendo, ma incontrando difficoltà enormi. Anche le federazioni devono fare la loro parte. Invitiamo le nostre società ad essere presenti. i progetti di Assindustria di entrare nelle scuole è la strada giusta, come quello che hanno fatto le Fiamme Oro in questi anni. Fondamentale per noi che le società incidano nei rapporti con la scuola, e aiutarle in questo processo».