Elena Barbini: il mio (super) Mondiale




“La finale a Twickenham? Qualcosa di molto vicino a un sogno da cui ho fatto una discreta fatica a dover uscire”. Così Elena Barbini, la fotografa padovana presente a bordo campo in occasione della sfida Nuova Zelanda – Australia che ha (ri)assegnato ai Tuttineri il titolo di Campione del Mondo. Unica italiana accreditata fra gli oltre 100 fotografi accorsi da ogni parte del globo a immortalare la “partita delle partite”, Elena è rientrata dal suo personale Mondiale con alcune interessanti notazioni circa l’esperiezna vissuta. “Ho visto cose che voi umani…” scherza, ma solo fino a un certo punto. “Non sono un tecnico e non ho alcuna intenzione di diventarlo, però posso affermare di aver assistito ad alcune partite davvero incredibili per intensità e per qualità del gioco espresso”. Nello specifico: “Non ho ancora letto i report statistici, ma credo che diranno di record infranti e di limiti superati quanto a gioco effettivo prodotto. Seguire certi match è stata una fatica inaspettata. Impressionante la velocità di esecuzione e capacità di dare vita al movimento avanzante pressoché perpetua. Uno spettacolo. E non parlo solo delle due finali”. Elena, nella prima fase del torneo, ha seguito le partite degli Azzurri: “La speranza di passare il turno c’era. Non solo in noi fotografi e nei giornalisti al seguito. Sono convinta che anche Brunel e i suoi ragazzi ci credessero… Tutti hanno visto come è andata. Posso solo dire che mi è molto dispiaciuto. Giudizi e valutazioni è materia che lascio agli esperti”.

*Ma, oltre che una faticaccia, com’è un Mondiale vissuto dietro un teleobiettivo?

Affascinante, coinvolgente, esaltante. Sinceramente non credevo che, dopo avermi concesso l’accredito per 11 partite della prima fase, l’organizzazione mi inserisse nell’elenco degli operatori autorizzati anche per i quarti e le semifinali. Della chiamata per le due finali sono venuta a conoscenza il mercoledì pomeriggio, a casa. Fortuna che un posto libero sul Treviso – Londra delle 6 e mezza del mattino sono riuscita a trovarlo. Credo che in caso contrario sarei andata in macchina.

*Atmosfera a parte, come è stato il Mondiale da un punto di vista organizzativo?

– Perfetto. Non mi viene un termine diverso. Posto prenotato, spuntino al seguito offerto, assistenza continua, indicazioni chiare, tempi rapidi… E tutto in inglese, lingua che, per usare un eufemismo, diciamo che… non conosco alla perfezione.

*Fatte belle foto? E quante?

– Tantissime. Alcune davvero buone. Le sto ripassando in questi giorni per archiviarle a dovere.

*Il ritorno al rugby di casa nostra come è stato?

-Gradevole. Nell’ambiente ho molti amici. Sabato sono stata a fotografare il Petrarca vittorioso sul San Donà. Ho visto la nuova club house della Guizza. Fantastica. In campo ho visto un altro rugby. Questione di proporzioni, di rapporti di forza. Niente di cui vergognarsi. Nel rugby i più forti vincono sempre. Non è così che si dice?

*Giovedì 19 il suo Vincenti (il libro fotografico sulla Nazionale di Rugby in carrozzina realizzato con Giorgio Sbrocco per Piazza editore, ndr) riceverà il premio speciale del presidente dell’Ascom nel corso della cerimonia nell’aula magna dell’università in cui saranno assegnati gli annuali premi dei librai di Padova intitolati a Memo Geremia. Contenta?

-Orgogliosa per il lavoro fatto. E felice se questo premio contribuirà a incrementare la visibilità dello sport paralimpico in generale e del rugby sulle ruote in particolare.

*Progetti per il futuro?

-Un altro libro, non sul Mondiale. E un altro Mondiale. Nel 2019 in Giappone. Non ci sono mai stata.

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